venerdì 19 marzo 2010

bavagli ai pagliacci


aldo busi è invitato all’isola dei famosi perché incarna il doppio ruolo di uomo di cultura e “personaggio”. certo sì, perché l’uomo di cultura e basta in tv non conta, annoia, non fa audience. meglio invece pescare soggetti senza talento ma con tanta voglia di buttarsi via e ai quali magari instillare due nozioni per aumentare tirature e share d’ascolto (vedi grande fratello e via dicendo). ma questi sono vecchi discorsi…
aldo busi, si diceva, è chiamato perché capace di esprimere una cultura colorita, condita di metafore, di imbeccate, di frasi ad effetto. il prescelto è lui perché un cattedratico qualsiasi puzzerebbe solo di polvere e vecchiume. e quindi che fare di aldo busi, ripeto, tra i pochi (per quanto discutibile) esponenti di una qualche cultura letteraria in tv? che ne facciamo? un pagliaccio, una macchietta, un provocatore. perché questo è importante, questo sì che fa ridere, questo sì che, per usare un termine molto in voga, “arriva”. ma un pagliaccio molte volte nasconde un universo sterminato dentro di sé. ce lo insegnava ad esempio già heinrich böll nel suo “opinioni di un clown”: quel pagliaccio triste e malinconico faceva ridere (o provava a farlo) per mestiere ma, da dietro la maschera, sapeva ergersi meglio di ogni altro sopra le tante ipocrisie del suo tempo. ma evidentemente anche oggi si preferisce non far calare alcuna maschera, non guardare al di là della più banale apparenza, non approfondire chissà che messaggio. gli intellettuali possono solo fare i pagliacci, usare la cultura per far ridere in modo più arguto di altri. per il resto non c’è ruolo, almeno nelle platee televisive. e se l’invettiva di un pagliaccio sconfina oltre il campo assegnatogli, meglio addirittura un pagliaccio col bavaglio… il paradosso dei paradossi. aldo busi se ne è andato dall’isola e la rai lo ha radiato da tutti i programmi per via delle sue affermazioni “forti” (ma in realtà non sempre lontane dal vero).
lungi dal fare apologie di busi (per un gusto personale preferisco altri generi di autore e comunque non è questo l’intento delle parole qui scritte) mi interrogo invece sul ruolo sempre più deprimente dell’intellettuale oggi, diviso fra due sole vie: divenire personaggio al servizio di un potere (mediatico e non) o chiudersi in una solitudine annoiata e nevrotica, sul modello di des esseintes, l'eroe decadente di huysmans.

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